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Tralasciamo il palese conflitto di interessi di Maria Elena Boschi, figlia di un galantuomo di campagna indagato per puro caso dalla Magistratura per il crack della Banca Popolare dell’Etruria (sicuramente è innocente eh) e andiamo alla sostanza. Il merito della riforma delle banche Popolari sta nel fatto che fa uscire dal pantano dei controlli opachi, delle votazioni con metodologie alto-medioevali e soprattutto dalla oggettiva impossibilità di valutare il valore delle partecipazioni nelle banche popolari stesse. In pratica, come ha dimostrato la vicenda della Popolare di Vicenza, era il Consiglio di Amministrazione a decidere, di fatto, il valore delle azioni. E non importa se questo valore era lontanissimo dagli effettivi valori del mercato. Nessun problema, basta che utilizzi il 10% della somma per sottoscrivere azioni, il valore lo decidiamo noi.

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E la domanda per le nuove azioni era semplicemente creata dando consigli che non si potevano rifiutare. Un meccanismo perverso perché a cedere al ricatto erano soprattutto i debitori che altre banche, più sane, non ritenevano affidabili. Di fatto è stato anche questo perverso meccanismo a determinare l’ammontare mostruoso dei crediti in sofferenza di queste popolari. Popolare di Vicenza ha perso più del 90% del valore in un anno. Banca Popolare di Bari ha fatto molto meglio, ha perso solo il 20%.

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Ora, probabilmente gli sventurati soci di Popolare di Bari sono meno sventurati di quelli di Popolare di Vicenza. Forse, dopo tutto il coperchio è stato sollevato solo ora e chissà che cosa si troverà nel pentolone. Quello su cui oggi vogliamo riflettere è la risposta data (in modo ufficiale) dalla Popolare di Bari a chi appunto faceva notare questo forte crollo del valore delle azioni della Banca: Quanto al prezzo delle azioni, scese a 7,50 euro, «si è trattato di una piccola svalutazione», visto che il 20% di passivo non può essere paragonato a quello registrato altrove, nel mondo bancario, pari al 60-80%. Certo chi crede che la svalutazione è stata resa indispensabile dopo che attraverso un decreto del governo siamo stati obbligati a diventare una società per azioni merita comunque di perdere tutti i suoi risparmi, non solo il 20%. Peraltro la svalutazione «non l’abbiamo determinata noi, ma è stata resa indispensabile dopo che attraverso un decreto del governo siamo stati obbligati a diventare una società per azioni Che cosa dire? Ripetiamo, la trasformazione in società per azioni ha solo reso un poco più trasparente un meccanismo arcaico e di solito utilizzato in maniera opaca. I soci della Popolare di Bari farebbero bene ad aprire occhi e orecchie da subito, senza aspettare ulteriori brutte notizie. Ad esempio, a proposito di una multa corposa comminata da CONSOB a Banca Popolare di Bari, di cui è stata data notizia, guarda caso, in un giorno festivo, 1 Maggio 2016. Il sistema bancario italiano è solido, sano, rispettoso delle regole, trasparente. E poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata. Scusami, ma forse l’errore è stato proprio quello di acquisire rottami per farsi grandi.

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