Crash del mercato azionario di Sigma

Albo Ufficiale - Università degli Studi di Firenze - UniFI

MILANO (WSI) – Nei primi mesi del 1915 Freud riflette sul conflitto che divampa ormai in tutta Europa e pubblica le Considerazioni attuali sulla guerra e la morte. Sono riflessioni ispirate a un profondo pessimismo. Nella guerra saltano le fragili conquiste dell’incivilimento e riemergono le pulsioni primordiali. Il soldato (e dietro di lui la società intera mobilitata nello sforzo bellico) regredisce al livello psichico dell’uomo primitivo.

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Questa regressione, che Freud non condanna moralisticamente ma indaga da studioso tardopositivista, avviene essenzialmente su due fronti. Il primo è quello del diritto a uccidere il nemico e a provare piacere per la sua morte. Il secondo, che è quello che qui ci interessa, è la convinzione soggettiva di essere immortali. Questa idea è profondamente radicata nell’inconscio, che è totalmente impermeabile alla nozione della propria morte.

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In tempo di guerra questo consente al fante di lanciarsi dalla trincea verso il fuoco nemico e alla società che lo sostiene di ritenersi invincibile. Se questa convinzione non ci fosse, pensa Freud, non ci sarebbe nemmeno la guerra. L’idea inconscia della propria invulnerabilità esiste comunque anche in tempo di pace. A livello conscio siamo perfettamente consapevoli dei nostri limiti e della nostra mortalità, ma il conscio conta poco e decide ancora meno.

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A livello razionale, ad esempio, sappiamo che un grande rialzo azionario si trasformerà un giorno in un lungo e doloroso ribasso o in un tragico crash. A livello individuale e inconscio siamo però convinti che noi ce la faremo. O proiettiamo la fine del rialzo in un tempo metastorico oppure siamo certi che usciremo comunque in tempo dal mercato. A livello cosciente, dunque, ci diciamo che il rialzo scala un muro di preoccupazioni, che la strada è piena di trappole e di insidie, che le valutazioni sono elevate e che la crescita è debole e che è quindi meglio restare al riparo. Chi decide dentro di noi, l’inconscio, è però convinto di essere invulnerabile e ci induce a uscire dalla trincea e a lanciarci verso il prossimo crash. Se non fosse così, per parafrasare Freud, non ci sarebbero né i rialzi né le successive cadute. Tre studi pubblicati in questi giorni, due macro e uno micro, ci confermano nell’idea che la prossima fase del rialzo azionario sarà potenzialmente più lunga di quanto comunemente non si pensi, ma anche particolarmente tormentata. La futura dolorosa consapevolezza della natura artificiale di questo rialzo (ben diversa dalla sciocca creduloneria che accompagnò la bolla di Internet e quella del 2007) ci spingerà verso la prudenza.

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